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News > Bartolo Mascarello ed Elio Altare divisi dalla barrique
Mascarello ed Altare divisi dalla barriqueASTI - Sempre interessanti le "confessioni laiche" che vedono protagonisti i big del settore vinicolo, orchestrate dal giornalista Sergio Miravalle e che hanno come palcoscenico l'altare dell'ex chiesa di San Michele in piazza San Martino, sede del circolo Diavolo Rosso ad Asti. Martedì 10 dicembre, di fronte ad una platea gremita in gran parte da produttori, erano di
scena due personaggi emblematici del panorama enologico, non solo albese ma nazionale: Bartolo Mascarello da Barolo (nella foto a sinistra) ed Elio Altare da La Morra (nella foto a destra). Il primo, classe 1926, sebbene costretto dagli acciacchi sulla sedia a rotelle, non ha perso un grammo della sua nota combattività, che lo vede a capo dei "tradizionalisti", intransigenti sostenitori del fatto che il "re" dei vini non debba sostare neppure un attimo nelle barrique e refrattari ad ogni forma di modernità ed internazionalizzazione del più celebre vino piemontese.
Mascarello in Langa è giustamente considerato un patriarca del Barolo e per questo vengono rispettate le sue prese di posizione, anche se poi in definitiva tutti o quasi utilizzano le "odiate" piccole botti di provenienza transalpina. Il grande vecchio, noto per non avere peli sulla lingua, ha sciorinato il suo credo, ricordando che ha fatto sostituire le grandi e vecchie botti della sua cantina, con altre nuove: "ho occupato tutti gli spazi disponibili" - ha precisato tra il sorriso divertito della figlia Maria Teresa - "così quando muoio non ci sarà posto per le barrique". Non produrrà il Barolo annata 2002, in quando la grandinata di inizio settembre ha falcidiato il 90% delle uve dei suoi 4,5 ettari di vigneto, dai quali produce nelle annate normali 15/20.000 bottiglie di Barolo e 6.000 tra Dolcetto e Barbera d'Alba. Nasceranno solo poche bottiglie battezzate "Scacciaparenti", ricordando il vino mediocre che veniva affibbiato ai parenti durante le loro visite ai contadini, allo scopo che togliessero presto il disturbo. Facile prevedere che diverranno un prezioso oggetto di collezionismo. Bartolo non ha risparmiato i suoi strali neppure per Slow Food: "Mi hanno ridato quest'anno i Tre Bicchieri perché sentono che il vento dell'innovazione a tutti i costi sta cambiando", poi ha ricordato la sua personale battaglia contro i capannoni ed altre discutibili "opere" che deturpano le sue amate colline e non l'ha mandata a dire neppure all'Istituto Diocesano di Alba, colpevole secondo lui di aver messo all'asta un ettaro di vigne del Beneficio Parrocchiale nel pregiatissimo cru dei Cannubi (valore più di 500.000 euro): "come si fa a vendere una cosa che non è tua? I terreni venivano donati dalle comunità di un tempo per sostenere economicamente il parroco, che allora non aveva stipendi". Elio Altare, 52 anni, attualmente il più celebre produttore di Barolo, ha ascoltato con rispetto quello che considera con Angelo Gaja il suo maestro, dal quale lo separava sul palco una provocatoria barrique. Con toni pacati Altare ha ripercorso la sua storia di innovatore tenace, che dopo un viaggio in Borgogna torna e casa e decide di cambiare tutto.
Nel 1983 si arma di una motosega e fa a pezzi la ventina di grandi botti della cantina di una famiglia patriarcale in cui il padre non ammetteva contraddittorio anche in tema di potature e riduzione della produzione in vigna ed arriva a diseredarlo. Stante a quanto è avvenuto successivamente aveva ragione lui, che ha ricordato: "qualcuno mi deve dimostrare se esiste un vino di qualità riconosciuta a livello mondiale che non sia affinato in barrique". Ma Altare non è un estremista ed ha anche precisato di essere ben disponibile a continue verifiche e sperimentazioni, per venire incontro ai gusti dei consumatori. Dai suoi 10 ettari di vigna, per 1/3 coltivati a Nebbiolo, ottiene ogni anno 45/55.000 bottiglie, vendute a prezzo notevole, con una produzione di alto livello anche di Barbera e Dolcetto d'Alba. Al termine del dibattito, accompagnati dagli splendidi formaggi selezionati dall'Arbiora di Bubbio, i presenti hanno potuto degustare i grandissimi Barolo 1989 (annata tra le migliori del '900) di Mascarello ed Altare, entrambi perfetti, sia pure nella diversa interpretazione, dopo 13 anni di vita.
Angelo Gaja, presente tra il pubblico, ha sentenziato: "in questi casi vince il Nebbiolo ed il suo carattere". Il presidente del Consorzio di Tutela del Barolo Giovanni Minetti, direttore generale di Fontanafredda, ha consegnato una targa di merito ai due celebri produttori. Si è svolta anche un'asta benefica con tre lotti costituiti da una bottiglia di "Insieme" il vino prodotto da Altare con altri 8 produttori e la cui vendita consente di destinare circa 75.000 euro ogni anno ad opere di solidarietà ed una bottiglia di Barolo Mascarello con l'etichetta "No Barrique - No Berlusconi", che fece scalpore alle ultime elezioni per il sequestro operato dai carabinieri presso l'Enoteca Marchisio di Alba dove era esposta in vetrina. La vendita all'incanto ha fruttato ben 1350 euro, destinati ad una famiglia astigiana in difficoltà. Anche in questo caso Mascarello ha bollato l'iniziativa definendola "di destra", come quella del gruppo di produttori Insieme.
Volendola mettere in politica a tutti i costi, anche i grandi vecchi rischiano in qualche caso cadute di stile.

(Servizio di Adriano Salvi)
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