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Il
momento no che sta attraversando il mercato del vino induce
giornalisti ed esperti ad analizzarne le cause ed a suggerire
provvedimenti e future strategie di marketing adeguatamente
efficaci.
Sembra a me che le considerazioni sortite riflettano un’ottica
tutta italiana, derivate da osservazioni sul momento critico che
il consumo del vino attraversa nel nostro paese: come se cio’
che vale per il mercato italiano valesse egualmente per i
mercati esteri, mentre invece non è così.
Il mercato italiano e’ caratterizzato da una offerta di vino
cronicamente eccedente rispetto ad una domanda in perenne calo.
Sondaggi e indagini di ogni tipo rilevano che la stragrande
maggioranza dei vini vende in Italia nella fascia "vini da
tavola" * ad un prezzo inferiore a tre euro per bottiglia; la
domanda di "premium wines" ** è pochissima cosa. Non possiamo di
certo lamentarci per le condizioni del nostro mercato perchè le
abbiamo favorite noi produttori. Occorre invece riconoscere che
per il vino l’Italia e’ un mercato povero, a causa di varie
ragioni che sono note e che non è il caso di esporre in questa
sede.
Sembra che, fra i produttori italiani che negli ultimi tempi
avevano cominciato a produrre premium wines, molti non ritengano
più così importante sacrificare tante risorse su questi vini
perchè sono difficili da vendere e vengono anch’essi offerti sul
mercato in quantita’ largamente superiore alla domanda.
Eppure e’ una strada obbligata. Il nostro paese DEVE fare
crescere l’offerta di premium wines italiani e le ragioni sono
molto forti: sono prodotti complementari dei vini da tavola;
consentono di mettere a frutto la creatività, l’inventiva, la
genialità dei produttori italiani; consentono di esprimere la
superiorità della cultura, della tradizione, della storia, e
dell’originalità del vino italiano rispetto ai vini prodotti in
altri paesi; attraverso di essi viene espresso il vertice della
qualità aziendale; LA DOMANDA DI QUESTI VINI E’ GIA’ ORA MOLTO
ELEVATA SU DIVERSI MERCATI ESTERI (a differenza di quanto accade
invece sul mercato italiano) ED E’ DESTINATA A CRESCERE ANCOR
PIU’ IN FUTURO; hanno un valore aggiunto più elevato e quindi un
margine di redditività potenzialmente maggiore.
Non esistono solidi studi sullo sviluppo futuro della domanda
dei premium wines in generale e di quelli italiani in
particolare.
E’ interessante invece osservare le manovre di mercato da parte
di chi ha capitali da investire perchè vanno decisamente nella
direzione dei premium wines.
Il gruppo americano CONSTELLATION BRAND *** ha recentemente
investito in cantine che producono esclusivamente/principalmente
premium wines e lo ha fatto con un articolato piano di
acquisizioni: ha acquistato Woodbridge e Mondavi - che assieme
ne vendono altre 80 milioni di bottiglie !- per una cifra
sbalorditiva; ha acquistato anche quote di partecipazione in
altre due cantine californiane, Franciscan e Quintessa,
specializzate nella produzione di tali vini; ha acquistato una
quota di minoranza in Ruffino; ha avviato una joint venture con
il gruppo Mouton Rothschild per impiantare 280 acri di vigneti a
Napa e produrre super premium.
Ho l’impressione che Constellation Brand abbia anche dato una
scampanellata sul mercato che suona nuova. E’ come se avesse
detto: "Siamo fortemente interessati ai premium wines in
qualsiasi parte del mondo essi vengano prodotti purchè i marchi
siano già affermati ed inoltre, per distribuire questi vini,
vogliamo anche acquistare una quota di proprietà della cantina".
Per questo noi italiani non possiamo arrestare i nostri
investimenti sulla qualità e dobbiamo imparare a vendere meglio
i premium wines: che non e’ affatto come vendere i vini da
tavola. Il loro marketing e’ molto diverso.
Per vendere i premium wines e’ necessario investire almeno in
egual misura a quanto si era investito per produrli; occorre che
l’azienda abbia appreso una nuova filosofia della qualità ed
operi con continuità incessante per realizzarla; occorre
costruire nuovi marchi che richiederanno ancora più impegno se
il produttore in passato si era costruito un nome vendendo
principalmente nella fascia di basso prezzo; occorre investire
in risorse umane e mezzi specifici per proporre i vini di prezzo
più elevato nelle nicchie di mercato ove avranno più probabilità
di vendere, che sono diverse da quelle dove vendono i vini da
tavola.
Angelo Gaja
Leggenda
L’idea di distinguere i vini per categoria di prezzo è
americana. E’ molto pratica; non credo che noi italiani dobbiamo
inventarne una nuova.
* VINI DA TAVOLA = TABLE WINES, sono quelli che vendono su
scaffale, al consumatore, al di sotto di 4 euro per bottiglia.
** PREMIUM WINES, quelli che vendono su scaffale, al
consumatore, al di sopra di 4 euro per bottiglia. La categoria
viene ancora suddivisa secondo fasce di prezzo in:
POPULAR PREMIUM, da 4 a 12 euro per bottiglia
PREMIUM, veri e propri, da 12 a 50 euro per bottiglia
SUPER PREMIUM, da 50 a 150 euro per bottiglia
ULTRA (o EXTRA) PREMIUM, oltre 150 euro per bottiglia
*** CONSTELLATION BRAND. Ditta americana che lo scorso anno
aveva distribuito 90 milioni di casse di vino – oltre un
miliardo di bottiglie - principalmente sul mercato USA, ove la
domanda di premium wines è più elevata, e nel resto del mondo.
Ha partecipazioni nella quasi totalita’ delle numerose cantine
delle quali distribuisce i vini (vedere Wine Spectator del 30
Aprile 2005 pagine 82-92).
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