| La
tavola di Natale era ricca anche quando
quasi tutti erano molto più poveri
di oggi. Le occasioni per concedersi pasti
pantagruelici assai poche nel corso dell’anno
ed il Natale, molto più sentito di
oggi come festa religiosa piuttosto che
consumistica, aveva un risvolto gastronomico
tra i più attesi, con l’irrinunciabile
riunione di famiglia e piatti colmi di buone
portate. Tradizioni gastronomiche secolari
andate rapidamente perdute per molti aspetti,
rivedute e corrette aggiungendo salmone
difficilmente “selvaggio” d’importazione
ed altre specialità “esotiche”
dall’antipasto al dessert (vuoi mettere
l’ananas con le mele renette?). La
globalizzazione impone anche in questo caso
i suoi tributi, ma tutto sommato certe colonne
portanti della cucina natalizia, dai ravioli
al cappone, allo zampone con lenticchie,
rimangono protagonisti. Fino a non molti
anni addietro ben pochi andavano al ristorante
per il pranzo di Natale, storicamente il
più diffuso in Piemonte, mentre più
recentemente sta prendendo piede anche la
cena della vigilia. Oggi sono in tanti a
preferire la soluzione “esterna”,
che sarà pure poco intima e familiare
e più costosa (non sempre), ma non
comporta problemi logistici e di ricettività
e soprattutto evita alla padrona di casa
di dover lavorare duramente in cucina per
un paio di giorni, anche se le gastronomie
in questi casi offrono notevoli supporti
in piatti pronti, che le nostre nonne neppure
si sognavano. Anche l’approccio con
il vino è profondamente cambiato.
Un tempo erano pochi economicamente in grado
di concedersi a Natale bottiglie di pregiati
Barolo, Champagne
e Spumanti Metodo Classico,
i più travasavano in caraffa o bottiglie
il vino contenuto nella “damigiana
buona” comprata a suo tempo dal contadino
di fiducia e via andare a tutto pasto, in
particolare con il Dolcetto, il vino più
amato dai piemontesi d’antan o con
altri vini come il Nebbiolo
o il Grignolino, considerati
già chic, mentre per concludere il
Moscato era qualcosa di
davvero speciale. Si è capito da
tempo quanto sia importante accompagnare
i ricchi cibi delle feste con vini idonei,
ma è altrettanto vero che non sempre
i consumatori, portati a spendere cifre
importanti per specialità gastronomiche
locali ed internazionali, scelgono con altrettanta
cura i vini.
Se da un lato non è necessario spendere
un capitale per acquistare ottimi vini e
non è neppure indispensabile ricercare
a tutti i costi quelli stranieri o Champagne,
dall’altro non è il caso di
lesinare troppo per queste occasioni particolari,
perché i ricchi e saporiti cibi natalizi
necessitano più di altri dell’accompagnamento
di vini altrettanto importanti e questi
ultimi per essere tali non possono costare
troppo poco.
E’ quindi fondamentale valutare attentamente,
a lato della scelta nei negozi o al ristorante,
il nome del produttore che firma la bottiglia.
Il ristoratore, se sa fare bene il suo mestiere,
vi saprà consigliare per il meglio.
Il produttore, si tratti di una azienda
vitivinicola di grandi dimensioni o una
piccola azienda agricola, rappresenta dunque
il principale fattore che determina l’approccio
vincente per avere la certezza di acquistare
vino di qualità. Nessuno tra quelli
bravi si giocherebbe infatti la buona reputazione
conquistata con fatica e dedizione, immettendo
al consumo un vino mediocre. Quando alla
Barbera si è presa
senza dubbio una bella rivincita, passando
in meno di due decenni nell’immaginario
collettivo da vino “operaio”
a rosso importante e tra i più richiesti.
Vi accompagnerà piacevolmente nel
luculliani pranzi e cene programmati per
le feste. Le versioni giovani e quelle vivaci
andranno benissimo con gli antipasti ed
i primi e con i secondi di carni bianche,
quelle affinate in botti piccole e grandi
accompagneranno con autorevolezza tutti
i secondi a base di carne: i grandi arrosti
e brasati, i tradizionali cotechino o zampone
ed il cappone ripieno, selvaggina e formaggi
stagionati. In questo portale trovate un’apposita
sezione che riporta gli indirizzi selezionati
di gran parte dei più affidabili,
divisi per Comune.
L’occasione natalizia rimane speciale
e di conseguenza è indicata l’apertura
del pranzo con lo Spumante,
possibilmente Metodo Classico, in genere
più elegante e strutturato, molto
adatto ad accompagnare eventuali piatti
di pesce come salmone, gamberetti, frutti
di mare e per i più raffinati ostriche
e caviale, serviti come antipasti. Per chi
non ama particolarmente le bollicine, non
mancano le valide alternative con i vini
bianchi piemontesi di rango: Gavi,
Roero Arneis, Chardonnay,
Favorita, Erbaluce
di Caluso, il raro ed eccezionale
Timorasso dei Colli Tortonesi.
Anche il Grignolino, provare
per credere, va bene per accompagnare piatti
di pesce sapidi e conditi, oltre che gli
antipasti tradizionali (vitello tonnato,
insalata russa, peperoni in bagna càuda
ecc.) per i quali sono consigliabili anche
Freisa, Barbera
giovane, Dolcetto.
I più fortunati potranno ancora concedersi
una preziosa grattata di profumati tartufi
bianco sulla fonduta, sulla carne cruda,
risotti o tajarin, accompagnata al meglio
da Nebbiolo d’Alba,
Roero oppure il raro Albugnano
e dagli ottimi Dolcetto
di Dogliani, Diano, Ovada. Da ricordare
per chi vuole proporre qualche piacevole
e meno diffusa alternativa di buon livello
e dimostrarsi in tal modo competente: Pelaverga
di Verduno, Ruchè
di Castagnole Monferrato, Cisterna
d’Asti, la nuova doc entrata
in vigore recentemente che prima veniva
definita Bonarda e nasce
da uve Croatina nel paese dell’astigiano
ai confini tra Langhe e Roero. Con i secondi
di carne o i formaggi indicati molti vini:
dai sontuosi Barolo e Barbaresco
per i piatti più ricchi, agli ottimi
Nebbioli del Nord Piemonte
come il Carema e il Gattinara
ai quali si affiancano rossi interessanti
come Boca, Sizzano,
Fara, Ghemme,
Bramaterra e Lessona,
figli anch’essi in percentuale variabile
del vitigno nebbiolo ed ovviamente le Barbera
d’Asti, Barbera del
Monferrato nelle versioni affinate
in botte, Barbera d’Alba.
Da ricordare i numerosi ed ottimi Monferrato
Rosso o Langhe Rosso,
vini “aziendali” di rango, frutto
nella maggioranza dei casi del connubio
tra Barbera e Pinot
Noir o Cabernet Sauvignon
oppure Barbera e Nebbiolo ed altri vitigni
internazionali. Arrivati ai dolci, dove
la tradizione vuole protagonista il panettone,
l’abbinamento non può prevedere
altro che Asti e Moscato
d’Asti docg. Si consiglia
caldamente, evitando un errore purtroppo
diffuso, di servire col panettone spumanti
secchi, un abbinamento assolutamente inadatto
nel gusto e che procura oltretutto quasi
sempre fastidiosi bruciori di stomaco. Con
gli altri dessert ottimi anche Brachetto
d’Acqui docg, Malvasia
di Castelnuovo Don Bosco o di Casorzo.
[Adriano Salvi]
|
Commenta
questo articolo nel forum di discussione
dei vini: clicca qui. |
|